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Sono una mamma che lavora e adesso #Riparto

Il bando pubblico #Riparto da 50 milioni di euro sostiene il rientro delle donne lavoratrici dopo la gravidanza attraverso il finanziamento di progetti di welfare aziendale. Per accedere all’incentivo c’è tempo fino al 30 settembre.

di Franco Genovese

 

Dover perdere il lavoro dopo la nascita di un figlio è un’esperienza bruciante per molte donne, costrette a scegliere tra le urgenze lavorative da un lato e i numerosi carichi di cura famigliare dall’altro. Per ovviare a questo cruciale problema il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri ha lanciato l’avviso pubblico #Riparto, percorsi di welfare aziendale per consentire il rientro al lavoro delle madri, ma per favorire anche la natalità e la work-life balance.

Si tratta di una misura che ha come obiettivo lo sviluppo di progetti in grado di fornire un sistema integrato di strumenti, quali benefit, facility e servizi alla persona, che possano concorrere alla risoluzione di problemi tristemente noti alle lavoratrici madri dopo l’arrivo di un figlio.

Chi può richiedere il finanziamento

L’avviso pubblico è rivolto a tutte le realtà imprenditoriali aventi sede legale o unità operative sul territorio nazionale, nonché ai i consorzi e ai gruppi di società collegate o controllate ai sensi dell’articolo 2359 c.c. Le imprese, i consorzi e i gruppi di società collegate possono partecipare anche in forma associata con altri soggetti aventi gli stessi requisiti richiesti dal bando, costituendosi in associazione temporanea di scopo (Ats), contratto di rete o associazione temporanea d’impresa (Ati) e individuando un capoprogetto che presenti un’unica domanda di finanziamento, un unico progetto e un unico piano finanziario.

La natura dei progetti

Le proposte progettuali potranno riguardare una o più azioni per favorire il rientro al lavoro delle lavoratrici madri e armonizzare i tempi di lavoro e di cura della famiglia. Le azioni devono essere coerenti tra loro, anche in considerazione delle dimensioni aziendali e del contesto lavorativo di riferimento, e possono riguardare la flessibilità oraria e organizzativa, il sostegno alla maternità e i servizi dedicati.

Per quanto concerne la flessibilità, le opportunità di finanziamento spaziano dal telelavoro, al part-time, passando per la banca del tempo, le assunzioni a termine in sostituzione di maternità, i permessi e i congedi aggiuntivi.

Rispetto invece al sostegno della maternità e al reinserimento delle lavoratrici, i progetti finanziabili riguardano gli incentivi alla natalità e le iniziative di formazione e aggiornamento rivolte alle lavoratrici al rientro al lavoro. Infine, per quanto riguarda gli interventi sviluppabili in azienda, essi possono riguardare un’ampia gamma di servizi di supporto alla famiglia che vanno dalla tutela della salute al sostegno psicologico e fisico, compresi il time saving, i flexible benefit e altre misure di sostegno alle lavoratrici, fino a comprendere attività organizzative, informative e di comunicazione più articolate, con azioni volte alla creazione e al mantenimento di reti territoriali.

Destinatarie e durata

Beneficiarie di queste azioni progettuali sono le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato e determinato, anche in part time, incluse le dirigenti, le socie lavoratrici di società cooperative, le lavoratrici in somministrazione nonché le titolari di un rapporto di collaborazione purché la natura e le modalità di esecuzione del rapporto siano compatibili con la tipologia e con la durata dell’azione proposta con la domanda di finanziamento.

La durata delle azioni progettuali è fissata in 24 mesi, senza considerare nel computo i tempi per la rilevazione dei dati e le attività di studio per la redazione dell’intero progetto.

L’ammontare dei contributi

Per questo bando è stato stanziato un budget di 50 milioni di euro, sostenuti dal Fondo per le politiche della famiglia stanziato dalla legge 178 del 2020.

La richiesta di finanziamento per ciascun progetto può rientrare in quattro tipologie e deve essere compresa tra un minimo di 15mila euro e un massimo di 50mila per le microimprese (cofinanziamento minimo 10%); tra un minimo di 30mila euro e un massimo di 100mila per le piccole imprese (cofinanziamento minimo 15%); tra un minimo di 80mila euro e un massimo di 250mila per le medie imprese (cofinanziamento minimo 20%); e tra un minimo di 200mila euro e un massimo di 1 milione per le grandi imprese (cofinanziamento minimo 30%).

Per i consorzi, le reti di imprese, i gruppi di società collegate o controllate, come anche per le associazioni temporanee di scopo e le associazioni temporanee d’impresa, il progetto viene finanziato tenendo conto del numero totale dei dipendenti del soggetto collettivo e della somma dei ricavi relativi all’ultimo esercizio contabile concluso.

Come partecipare

Per accedere al finanziamento occorre presentare la domanda via Pec entro le ore 12.00 del 30 settembre 2022, unitamente alla documentazione prevista. I soggetti interessati potranno inviare quesiti fino al 12 agosto 2022. Tuti i dettagli sono disponibili sulla pagina ufficiale dell’avviso, da cui è possibile scaricare il testo integrale e gli allegati.

 

 

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