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Il 2024 è stato definito da ben sei organizzazioni scientifiche per il monitoraggio del clima, come un anno decisivo nel contesto del cambiamento climatico e potrebbe rappresentare un “punto di non ritorno” per il nostro pianeta.
Lo scorso anno le temperature globali hanno raggiunto valori record con un riscaldamento medio che ha superato i livelli pre-industriali (+1,5°C), accelerando la manifestazione di eventi climatici estremi.
Le ondate di calore intense, le siccità prolungate e le inondazioni devastanti sono diventate fenomeni sempre più frequenti, alterando ecosistemi e agendo da catalizzatori per altre crisi ambientali e sociali.
A livello globale, la perdita di biodiversità si è intensificata con impatti devastanti sugli ecosistemi agricoli, sull’approvvigionamento alimentare e sulla sicurezza idrica.
Come il clima sta trasformando l’agricoltura italiana: dalla Sicilia tropicale alla Valtellina olivicola
Tra le regioni più colpite dal cambiamento climatico troviamo la Sicilia, dove l’aumento delle temperature e l’irregolarità nelle precipitazioni ha portato alcuni agricoltori a sostituire le colture tradizionali, come agrumi, olive, grano, con frutti tropicali più adatti alle nuove condizioni climatiche, come mango, avocado papaya e persino caffè.
La crescente desertificazione, che minaccia il 70% del territorio siciliano, rende necessaria l’introduzione di colture resilienti capaci di sopportare siccità e alte temperature.
Oltre alla Sicilia, altre regioni del sud Italia stanno affrontando sfide simili. Anche la Puglia e la Calabria, ad esempio, stanno sperimentando nuove coltivazioni per adattarsi alle temperature più alte.
Mentre al sud si fanno strada le nuove colture tropicali, nelle regioni settentrionali si spostano le coltivazioni tipiche del mediterraneo. In particolare, in provincia di Sondrio, oltre il 46° parallelo, è emersa una nuova frontiera per la coltivazione dell’ulivo. Stando a quanto dichiarato da Coldiretti, negli ultimi dieci anni, sono state piantate circa 10.000 piante sui terreni soleggiati della montagna valtellinese, per un totale di quasi 30.000 metri quadrati.
Tuttavia, sebbene queste nuove colture tropicali e l’espansione degli ulivi siano segni di adattamento, altre tradizioni agricole sono messe a dura prova.
In Piemonte, la stagione del tartufo bianco d’Alba, una delle prelibatezze italiane più conosciute, sta affrontando un’altra sfida legata al cambiamento climatico. A causa della siccità, nel 2024 la raccolta del pregiato tubero è stata posticipata dal 21 settembre al 1° ottobre per salvaguardare la qualità del Tuber magnatum. La decisione di rinviare l’inizio della stagione è arrivata dopo due stagioni particolarmente difficili, segnate da temperature elevate e scarse precipitazioni, che hanno messo a rischio la produzione.
La Regione Piemonte insieme ai produttori locali ha deciso di fare fronte a queste difficoltà con un cambiamento nella gestione della raccolta.
Questo scenario segna l’urgenza di un’azione immediata per limitare l’impatto dei cambiamenti climatici, ma anche la necessità di strategie di adattamento per mitigare i danni già in corso e salvaguardare il nostro futuro.
Le politiche agricole europee per fronteggiare il cambiamento climatico
L’Unione Europea sta affrontando la sfida del cambiamento climatico con politiche agricole sempre più orientate verso la sostenibilità e l’innovazione. In un momento storico in cui l’ambiente è al centro dell’agenda politica, l’UE ha introdotto una serie di iniziative per ridurre l’impatto dell’agricoltura sul clima e per promuovere pratiche più resilienti. Tra le principali politiche adottate, risalta il Green Deal Europeo, la strategia fondamentale dell’Unione per combattere i cambiamenti climatici, che include misure per ridurre le emissioni di gas serra provenienti dall’agricoltura e per promuovere pratiche agricole più ecologiche.
Ha introdotto la Politica Agricola Comune (PAC) che gioca un ruolo cruciale nel sostegno degli agricoltori con una chiara enfasi sulla sostenibilità. La nuova PAC incentiva pratiche come l’agricoltura biologica, l’uso di energie rinnovabili e la gestione più attenta delle risorse naturali.
Horizon Europe, il programma europeo per la ricerca e l’innovazione, è un altro pilastro fondamentale per sviluppare nuove soluzioni agricole, con un focus particolare su tecnologie e pratiche che aumentino la resilienza dei sistemi agricoli ai cambiamenti climatici.
Inoltre, il Piano Farm to Fork mira a rendere i sistemi alimentari più sostenibili, riducendo l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici e promuovendo un’alimentazione più sana e rispettosa dell’ambiente.
Infine, il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) sostiene finanziamenti per progetti che promuovono la gestione sostenibile delle risorse naturali e il miglioramento delle pratiche agricole nelle aree rurali.
Queste politiche pongono l’Unione Europea all’avanguardia nella lotta contro i cambiamenti climatici, puntando a un’agricoltura che non solo si adatti agli impatti ambientali, ma contribuisca anche a mitigarli, garantendo un futuro più verde e resiliente per il settore agricolo.
