|
Preferisci ascoltare? Clicca play!
Getting your Trinity Audio player ready...
|
Chi lavora nella progettazione europea lo sa: “Dissemination” o “Disseminazione” – come la si vuol chiamare è una di quelle parole che si usano tantissimo, ma si capiscono poco.
La questione, se presa sul serio, fa tutta la Differenza tra un Progetto che lascia il segno e uno che si spegne alla fine del finanziamento.
E i KPI? Non sono solo numeri per compiacere l’Agenzia di turno, ma strumenti di verità: ti dicono se stai davvero generando Impatto o se stai solo comunicando te stesso, il tuo progetto.
Cosa misuriamo davvero?
Nei Progetti Europei non si misura solo quante persone partecipano, ma quanto si trasforma un territorio, una comunità, una rete.
Ecco perché conviene distinguere:
- Output: il prodotto. Un toolkit, una guida, un evento.
- Outcome: il cambiamento. Una rete che nasce, un protocollo che si firma.
- Impatto: la trasformazione. Un modo nuovo di fare formazione. Una policy che si aggiorna. Un distretto che cambia il passo.
I KPI, ovvero gli indicatori di performance, servono proprio a leggere tutto questo. Ce ne sono di quantitativi (quanti post, quanti badge, quanti Stakeholder attivati) e di qualitativi (chi hai coinvolto? Quanto cambiano le loro pratiche? Cosa resta?).
Nei Progetti VET disseminare vuol dire costruire reti
Un progetto VET – Vocational Education and Training – non è solo formazione: è trasferimento di competenze dentro sistemi complessi, che coinvolgono imprese, scuole, enti pubblici, territori.
Disseminare, qui, significa:
- attivare Stakeholder reali, che possano portare avanti il progetto anche dopo,
- generare interesse concreto, non solo visibilità,
- mettere a terra contenuti che servano, non che “sembrino belli”.
TOURISTABLE Project: quando la disseminazione diventa Responsabilità Territoriale
Nel progetto europeo TOURISTABLE, abbiamo portato il concetto di Dissemination a un livello nuovo sia per il capofila di progetto che per alcuni dei partners per la maggioranza dei quali era la prima esperienza con un progetto europeo.
La chiave? Il Metodo: individuare Stakeholder veri che si sono andati ad integrare con quelli indicati per curriculum. Stakeholders che potessero agire davvero, seppur con livelli di partecipazione diversi.
Parliamo di Enti Pubblici – come ad esempio EBTL Ente Bilaterale del Turismo del Lazio – soggetti privati e Associazioni di Categoria con focus aziendale la Formazione per il Turismo.
Non solo abbiamo misurato quanto è stato fatto, ma come è stato recepito, metabolizzato e integrato.
Ed è lì che abbiamo costruito il Distretto T-INCLUSIVE©, ideato e proposto dall’ Euro-Progettista Silvia Prati. Non una rete di facciata, ma un modello che mette insieme:
- Responsabilità Lavorativa Locale (RLL): le aziende si fanno carico, insieme al sociale, dell’inclusione vera.
- Coinvolgimento Lavorativo Locale (CLL): non si parla solo di “inserimento”, ma di un modo più umano, più realistico, più trasformativo di portare le persone fragili nel cuore della filiera turistica.
Questa Disseminazione non è un accessorio, ma è il Progetto stesso!
Il metodo di lavoro e i risultati del tavolo nazionale Stakeholders Italia
Il tavolo Nazionale degli Stakeholders del Progetto Touristable si è riunito 4 volte in un anno dandosi un GANTT per le specifiche attività e fissando gli Obiettivi da raggiungere. Il dialogo e il confronto tra i vari attori ha dato vita ad una Proposta Formativa codificata e Replicabile una proposta formativa strutturata e replicabile, presentata durante l’evento finale di aprile 2025 celebrato presso il Master di Lingue e Management del Turismo dell’Università Roma Tre, anch’esso Stakeholder di progetto.
Un’offerta formativa che rispecchia le competenze del pubblico e del privato, codificando un metodo per l’inserimento di personale con abilità speciali e offrendo alle aziende turistiche, e al loro management, un supporto reale. Supporto che ha come obiettivo quello di capovolgere il paradigma, come abbiamo detto, e far si che tutti i collaboratori e gli attori coinvolti contribuiscano alla crescita del valore aggiunto aziendale.
Il Dissemination Manager: dipendenza o autonomia
In tutti i Progetti Europei c’è sempre una figura che arriva tardi, troppo spesso sottovalutata e sistematicamente relegata a “pubblicare cose”: il Dissemination Manager. Questione che porta con sé un fraintendimento e norme: “il Dissemination Manager non è il Social Media Manager”! Stiamo parlando di figure che hanno Competenze, Ruoli, Maturità differenti!
E inoltre: siamo sicuri che il suo posto sia “alle dipendenze” del Project Manager? O non sarebbe più corretto riconoscergli un’autonomia funzionale, proprio perché deve lavorare attraverso i confini del progetto, parlando con l’esterno, traducendo i risultati in valore condiviso, rendendo ogni output accessibile, strategico e comunicabile?
La domanda è provocatoria, ma urgente: il Dissemination Manager deve obbedire al Project Manager o co-guidare con lui l’Impatto Pubblico del Progetto?
Certo, il raccordo con la cabina di regia è essenziale. Ma disseminare richiede una regia propria, fatta d:
- strategia editoriale,
- sguardo politico,
- capacità di attivare stakeholder,
- di scegliere le metriche e raccontare i risultati.
È un lavoro di frontiera.
In Progetti come TOURISTABLE, dove la disseminazione coincide con la creazione del Distretto T-INCLUSIVE©, questa figura è diventata la voce pubblica, la memoria operativa e il moltiplicatore di senso del progetto.
Il Dissemination Manager:
- raccoglie, connette, rilancia;
- monitora, misura, corregge in corsa;
- crea continuità post-progetto, perché ciò che ha valore deve rimanere.
Ed è notizia di qualche giorno fa che alcuni Stakeholders di Progetto Touristable stanno portando avanti istanze di Turismo Accessibile (nel senso di T-Inclusive) in maniera autonoma, e durante il progetto uno Stakeholder privato ha dato vita ad una associazione che raccoglie molte delle istanze di progetto. Stiamo parlando di Pro Etico Roma APS di Antonio pelosi fondatore dell’Albergo Etico di Roma.
Il futuro della progettazione europea non è nel “fare bene”, ma nel rendere visibile e utile ciò che si è fatto. Per questo, il Dissemination Manager deve smettere di essere “l’addetto alla comunicazione” e diventare una figura autonoma, strategica e trasversale, come il cuore dell’impatto che ogni progetto promette.
Disseminare bene conviene
Disseminare non è pubblicare un contenuto su Facebook, quello è “il livello post come dice una mia cara amica”. Disseminare è attivare energia, connettere mondi, dare continuità ai Progetti quando finiscono i fondi. E se lo fai con competenza, metodo, visione e cuore, i KPI non saranno più una noia da rendicontare, una partica burocratica da archiviare, ma una fotografia potente di quanto sei riuscito a cambiare davvero quel pezzetto di realtà. Non è poi – alla fine – la vera ambizione dei fondi Europei dall’Horizon al più modesto VET?
