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La Commissione europea ha aperto la nuova edizione dell’EU Award for Gender Equality Champions, il premio Horizon Europe dedicato agli enti che hanno saputo tradurre i Gender Equality Plans, i GEP, in cambiamento istituzionale reale.
La misura rientra in Horizon Europe, nell’area WIDERA (Widening participation and strengthening the European Research Area), ed è gestita dalla European Research Executive Agency. L’obiettivo è rafforzare la parità di genere e l’inclusività nello Spazio europeo della ricerca premiando università, istituzioni di alta formazione, organismi di ricerca e soggetti attivi nella ricerca e nell’innovazione che abbiano costruito politiche interne misurabili, verificabili e capaci di incidere sulla cultura organizzativa.
Tre categorie e quattro premi per un medesimo obiettivo
La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 29 settembre 2026. Il budget complessivo è di 400.000 euro, mentre a ciascun vincitore andranno 100.000 euro e un riconoscimento ufficiale. I premi saranno quattro: uno per la categoria Sustainable Gender Equality Champions, due per la categoria Newcomer Gender Equality Champions e uno per la categoria Inclusive Gender Equality Champions.
La novità più rilevante dell’edizione 2026 è l’apertura anche agli organismi dei Paesi candidati all’adesione all’Unione europea, oltre agli enti stabiliti negli Stati membri e nei Paesi associati a Horizon Europe. È un segnale coerente con l’allargamento progressivo dello Spazio europeo della ricerca per cui la parità di genere non è solo un adempimento amministrativo interno ai programmi europei ma una condizione di qualità istituzionale e di credibilità scientifica.
Il GEP non è più una formalità
Il cuore del premio è il Gender Equality Plan. In Horizon Europe il GEP è già un requisito di eleggibilità per università, organismi di ricerca ed enti pubblici che partecipano al programma. Il premio fa un passo ulteriore: chiede di dimostrare che quel documento abbia prodotto risultati.
Un GEP, nella logica europea, è un insieme di impegni e azioni per promuovere la parità di genere attraverso cambiamenti istituzionali e culturali. Oltre alle semplici dichiarazioni di principio servono fasi di audit con raccolta di dati disaggregati per sesso o genere, analisi delle disuguaglianze, una fase di pianificazione con obiettivi, target, risorse e responsabilità, una fase di implementazione con misure effettivamente realizzate, una fase di monitoraggio e valutazione capace di verificare l’avanzamento e correggere il piano.
I requisiti minimi sono molto concreti: il GEP deve essere pubblicato sul sito dell’istituzione e firmato dal top management. Deve prevedere risorse dedicate, deve includere raccolta e monitoraggio di dati disaggregati con reporting annuale basato su indicatori, deve prevedere formazione e sensibilizzazione del personale e dei decisori, anche sui bias inconsci.
Le aree tematiche raccomandate sono cinque: equilibrio vita-lavoro e cultura organizzativa, equilibrio di genere nella leadership e nei processi decisionali, parità nel reclutamento e nella progressione di carriera, integrazione della dimensione di genere nei contenuti di ricerca e insegnamento, misure contro la violenza di genere, comprese le molestie sessuali.
È qui che il premio diventa interessante anche per il dibattito italiano. Molte organizzazioni hanno imparato a produrre documenti di conformità. Meno frequente è la capacità di trasformare quei documenti in governance, dati, pratiche, responsabilità e risultati misurabili. L’EU Award for Gender Equality Champions premia esattamente questo passaggio: dalla dichiarazione alla struttura.
Sustainable Gender Equality Champions
La prima categoria, Sustainable Gender Equality Champions (HORIZON-WIDERA-2026-GENDER-Prize-01), è rivolta alle istituzioni mature, quelle che possono dimostrare una storia significativa e continuativa di interventi sulla parità di genere attraverso l’implementazione dei propri GEP. La Commissione cerca organizzazioni con una traiettoria consolidata, capaci di mostrare risultati duraturi, dati quantitativi e qualitativi, copertura completa delle cinque aree tematiche e un’integrazione stabile del GEP nella struttura dell’ente. La parola chiave è sostenibilità nel senso istituzionale. Una misura è sostenibile quando non dipende più dalla buona volontà di una singola persona o da un progetto temporaneo ma diventa procedura, cultura, responsabilità distribuita.
I criteri di valutazione sono due. Il primo è il Sustainable Impact: l’organizzazione deve dimostrare azioni complete, risultati misurabili, durata degli effetti e piena istituzionalizzazione del GEP. Il secondo è l’Inspirational Model: l’ente deve mostrare di essere diventato un modello anche all’esterno attraverso attività di disseminazione, mentoring, collaborazione, peer learning o influenza su altre organizzazioni e politiche pubbliche.
Questa categoria è adatta a università e organismi di ricerca che hanno già una lunga esperienza, più GEP alle spalle, strumenti di monitoraggio solidi e una capacità documentata di generare cambiamento anche oltre i confini della propria organizzazione.
Newcomer Gender Equality Champions
La seconda categoria, Newcomer Gender Equality Champions (HORIZON-WIDERA-2026-GENDER-Prize-02), è interessante per gli enti che stanno entrando ora in una fase più strutturata di lavoro sulla parità. I Newcomer Gender Equality Champions sono organizzazioni che hanno recentemente completato l’implementazione del loro primo GEP e possono dimostrare progressi significativi.
La categoria non premia chi parte da una condizione già avanzata ma chi ha saputo produrre un salto di qualità rispetto al proprio punto di partenza. È un elemento importante: l’Europa non valuta solo la posizione raggiunta ma anche la traiettoria. Conta il progresso purché sia documentato.
Per essere ammissibili in questa categoria gli enti devono aver finalizzato la fase di implementazione del primo GEP entro la data di chiusura della call. Devono quindi aver completato almeno audit, pianificazione e implementazione, ed essere arrivati alla fase di monitoraggio e valutazione. Inoltre non devono avere una precedente attività sistematica e consolidata in materia di parità di genere.
I criteri di valutazione riguardano da un lato il Progress Achieved, cioè la capacità di dimostrare progressi qualitativi e quantitativi, copertura di almeno quattro delle cinque aree tematiche, risultati rispetto al contesto di partenza e livello di ambizione. Dall’altro lo Stakeholder Engagement, cioè il coinvolgimento degli attori interni dell’organizzazione. Il GEP deve essere stato costruito e implementato coinvolgendo personale, categorie interne diverse e, dove pertinente, studenti.
Questa è la categoria in cui il premio assume una funzione particolarmente utile: riconoscere le organizzazioni che hanno iniziato più tardi ma hanno lavorato seriamente. In un sistema come quello italiano, dove gli adempimenti sulla parità rischiano spesso di diventare documenti da archiviare, la logica dei Newcomer sposta l’attenzione sulla qualità dell’implementazione.
Inclusive Gender Equality Champions
La terza categoria, Inclusive Gender Equality Champions (HORIZON-WIDERA-2026-GENDER-Prize-03), è la categoria più avanzata dal punto di vista culturale e politico perché introduce in modo esplicito il tema dell’intersezionalità. Qui il GEP deve affrontare le intersezioni tra genere e almeno due altre categorie sociali come origine razziale o etnica, origine sociale, orientamento sessuale e identità di genere, disabilità. L’idea di fondo è che le disuguaglianze non si presentano mai in forma astratta: una donna ricercatrice precaria, una persona con disabilità, una studentessa di origine migrante, una persona LGBTIQ in un contesto accademico poco sicuro non sperimentano gli ostacoli nello stesso modo.
La categoria Inclusive richiede quindi un GEP capace di vedere la complessità ma anche di tradurla in strumenti. Servono misure innovative, dati, esempi concreti, risultati verificabili. La valutazione guarda al progresso raggiunto attraverso il GEP inclusivo, alla capacità di integrare l’intersezionalità nelle diverse fasi del ciclo di vita del piano, alla chiarezza della compliance con i requisiti Horizon Europe e al carattere innovativo delle soluzioni adottate.
Il secondo criterio, Innovative Inclusiveness, è particolarmente significativo perché la Commissione chiede di dimostrare cosa vi sia di nuovo o di significativamente migliorato nel modo in cui l’organizzazione affronta l’inclusione. Possono essere strumenti, partnership, metodi istituzionali, procedure, servizi o politiche interne. L’importante è che l’innovazione produca valore aggiunto e impatto, possibilmente supportato da dati qualitativi e quantitativi.
È la categoria che più chiaramente distingue tra parità come conformità e parità come disegno istituzionale. Un GEP inclusivo è di fatto una tecnologia organizzativa: serve a leggere dove si producono esclusioni, a correggere processi e a rendere più equo l’accesso alle carriere, alla leadership, alla ricerca, all’insegnamento e agli spazi di lavoro.
Chi può candidarsi e quali attenzioni avere
Possono candidarsi soggetti giuridici pubblici o privati, incluse organizzazioni di ricerca e istituzioni di istruzione superiore, stabiliti in Stati membri dell’Unione europea, Paesi associati a Horizon Europe o Paesi candidati all’adesione all’UE. Le candidature devono essere presentate da una singola entità giuridica: non sono ammesse candidature congiunte.
Non possono ricandidarsi i vincitori delle precedenti edizioni dell’EU Award for Gender Equality Champions. Inoltre, chi abbia già ricevuto un premio UE o Euratom, non può ricevere un secondo premio per le stesse attività.
Perché questi premi contano
Il valore economico del premio, 100.000 euro per ciascun vincitore, non è irrilevante ma nemmeno così impattante rispetto ai bandi europei classici. Ma non è il suo punto principale. Il valore vero è reputazionale e istituzionale. In un sistema europeo in cui l’accesso ai fondi di ricerca è sempre più legato alla qualità della governance, un premio di questo tipo segnala che la parità è una condizione della qualità della ricerca.
Per gli enti italiani è anche un’occasione di autovalutazione
Le domande fondamentali che diventano leva per l’accesso anche a futuri finanziamenti sono: quanti piani hanno indicatori chiari? Quanti misurano davvero progressioni di carriera, leadership, conciliazione, molestie, accesso alle opportunità, composizione dei team di ricerca, presenza della dimensione di genere nei contenuti scientifici e didattici? Quanti coinvolgono realmente gli stakeholder interni? Quanti sono in grado di dimostrare non solo di avere adottato un piano, ma di avere cambiato comportamenti, procedure e risultati?
Il premio valorizza le prove. Ed è proprio questa la sua funzione più utile: ricordare che le politiche di uguaglianza si misurano dalla capacità di modificare il modo in cui un’istituzione seleziona, promuove, protegge, ascolta e riconosce le persone.
