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Il nuovo bando regionale finanzia progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale fino a 3 milioni di euro per istituto. Al centro la capacità di trasformare risultati scientifici, prototipi e tecnologie sanitarie in soluzioni utilizzabili dal mercato
La Lombardia destina 32 milioni di euro per accompagnare la ricerca degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico verso una fase più vicina all’applicazione industriale. Il bando “IRCCS – Ricerca & Trasferisci”, finanziato dal Programma regionale Fesr 2021-2027, è aperto dal 28 luglio e raccoglierà le domande fino alle ore 15 del 28 ottobre 2026.
La misura si rivolge agli IRCCS pubblici e privati con almeno una sede operativa lombarda riconosciuta dal ministero della Salute e sostiene progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nell’ambito Salute e Life Science. L’obiettivo dichiarato è accrescere la possibilità che le innovazioni sviluppate negli istituti trovino una strada verso le imprese, soprattutto le piccole e medie, e diventino nuovi prodotti, servizi, dispositivi, processi diagnostici o soluzioni terapeutiche.
La Regione prova così a intervenire in uno dei passaggi più delicati della ricerca biomedica, quello che separa il risultato scientifico dalla sua applicazione. Gli IRCCS dispongono di competenze cliniche, laboratori, dati e personale qualificato, mentre le imprese possiedono capacità produttive, regolatorie e commerciali. La distanza tra questi due mondi può però rallentare la valorizzazione delle scoperte, soprattutto quando occorrono ulteriori sperimentazioni, validazioni tecniche, investimenti in strumentazione o attività di protezione della proprietà intellettuale.
Il bando finanzia progetti con un costo ammissibile di almeno 300mila euro e ogni istituto può presentare una sola domanda con un contributo massimo di 3 milioni oppure due progetti distinti, ciascuno sostenuto fino a 1,5 milioni. La durata ordinaria è fissata in 24 mesi dal decreto di concessione, con la possibilità di ottenere una proroga motivata fino a sei mesi.
La selezione avviene attraverso una procedura valutativa a graduatoria e le domande devono raggiungere almeno 60 punti su 100, prima dell’applicazione delle eventuali premialità. La valutazione riguarda la solidità scientifica, il grado di innovazione, la capacità del gruppo di lavoro, la sostenibilità economica e il potenziale di trasferimento verso il sistema produttivo.
Un ruolo centrale è affidato al livello di maturità tecnologica: i progetti devono partire almeno da un TRL 3, corrispondente alla dimostrazione sperimentale iniziale del concetto, e avanzare di almeno un livello, senza superare il TRL 8, quindi il finanziamento si concentra sulla fascia nella quale la ricerca comincia a produrre prototipi, dimostratori, validazioni e soluzioni prossime all’utilizzo, mantenendo una componente di rischio scientifico e tecnologico.
Due regimi di sostegno
L’intensità del contributo dipende dalla natura economica delle attività svolte: per i progetti inquadrati fuori dal regime degli aiuti di Stato, il contributo può coprire l’80% delle spese ammissibili. Questa impostazione è applicabile quando le attività economiche direttamente collegate al progetto rimangono entro la soglia indicata dal bando e conservano un carattere accessorio rispetto alle attività istituzionali dell’IRCCS.
Quando il progetto assume natura economica si applica invece il Regolamento generale di esenzione per categoria: in questo caso il contributo arriva al 50% per la ricerca industriale e al 25% per lo sviluppo sperimentale, con una possibile maggiorazione di 15 punti percentuali se i risultati vengono diffusi ampiamente attraverso pubblicazioni, conferenze, banche dati aperte o software accessibili gratuitamente. Le aliquote possono quindi raggiungere il 65% per la ricerca industriale e il 40% per lo sviluppo sperimentale.
La distinzione richiede una valutazione accurata fin dalla preparazione della domanda, perché incide sul contributo, sugli obblighi del beneficiario e sui controlli successivi. Per i progetti qualificati come attività non economica, il rispetto delle relative condizioni dovrà essere dimostrato anche negli esercizi successivi alla liquidazione.
Tra i costi finanziabili rientrano il personale di ricerca, i tecnici e le altre figure impegnate nel progetto, calcolati attraverso un costo orario standard, oltre alle quote di ammortamento delle attrezzature, alla ricerca contrattuale, all’acquisizione o alla licenza di brevetti, alle consulenze specialistiche, alle prove, alle validazioni e ai materiali necessari allo svolgimento delle attività.Gli investimenti immobiliari restano fuori dal perimetro della misura, il bando infatti concentra le risorse sulle attività scientifiche e tecnologiche e non sulla costruzione o sulla ristrutturazione delle strutture sanitarie.
Il trasferimento tecnologico entra nella valutazione
Il piano di trasferimento e disseminazione costituisce uno degli elementi sostanziali della candidatura: gli istituti devono indicare come intendono diffondere i risultati e quali rapporti potranno essere attivati con imprese, organismi di ricerca, cluster e altri soggetti dell’ecosistema lombardo.
La presenza di una prospettiva industriale non implica che le imprese diventino beneficiarie dirette, infatti la domanda resta in capo all’IRCCS, che deve però illustrare un percorso credibile per la valorizzazione dell’innovazione, individuando possibili ambiti applicativi, modalità di collaborazione, strumenti per la gestione della proprietà intellettuale e opportunità di utilizzo economico dei risultati.
È un passaggio rilevante per gli istituti, chiamati a integrare la qualità della ricerca con competenze organizzative spesso meno consolidate, come la gestione dei brevetti, la valutazione del mercato, la negoziazione con partner industriali e la costruzione di accordi di licenza o sviluppo congiunto.
La capacità economico-finanziaria costituisce un altro elemento da presidiare. Le spese ammissibili del progetto non devono superare il 45% del valore della produzione risultante dall’ultimo bilancio approvato, parametro che può incidere soprattutto sugli istituti di minori dimensioni o su quelli interessati a presentare programmi particolarmente consistenti.
Un percorso iniziato con gli IRCCS pubblici
L’intervento del 2026 si inserisce in una politica regionale avviata da tempo. Nel 2020 la Lombardia aveva sottoscritto un accordo con i quattro IRCCS pubblici regionali, la Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia, la Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, l’Istituto nazionale dei tumori e l’Istituto neurologico Carlo Besta.
L’accordo disponeva complessivamente di 4 milioni di euro, metà messi a disposizione dalla Regione e metà dagli istituti, e puntava a sostenere programmi di ricerca industriale, valorizzazione dei brevetti e trasferimento dei risultati. La Linea A, finanziata attraverso il Por Fesr 2014-2020, era dedicata alla ricerca industriale, mentre una seconda componente riguardava interventi organizzativi e azioni per la valorizzazione delle conoscenze.
Quell’esperienza aveva un perimetro ristretto ai quattro istituti pubblici e una dotazione decisamente più contenuta. “Ricerca & Trasferisci” estende ora l’accesso a tutti gli IRCCS lombardi, pubblici e privati, e aumenta la scala finanziaria dell’intervento.
Il nuovo bando arriva inoltre dopo una consultazione avviata nel 2024 con gli istituti presenti sul territorio: la Regione aveva raccolto informazioni sui fabbisogni di ricerca, sulle tecnologie disponibili, sul livello di maturità delle progettualità e sulle condizioni necessarie per favorire il rapporto con le imprese. La consultazione rappresentava la prima fase del percorso previsto dall’Azione 1.1.2 del PR Fesr e ha contribuito alla costruzione di questo intervento pubblicato nel luglio 2026.
La misura si affianca anche al bando da 50 milioni del 2025 dedicato alle infrastrutture di ricerca per il trasferimento tecnologico delle università lombarde. Il disegno regionale assume così una struttura più ampia, con risorse rivolte agli atenei per le infrastrutture e un canale specifico per gli IRCCS impegnati nella ricerca sanitaria e clinica.
Il banco di prova sarà il rapporto con le imprese
La dotazione di 32 milioni permette di finanziare programmi di dimensione significativa e può rafforzare la posizione della Lombardia nel settore delle scienze della vita, che già concentra una quota rilevante della produzione e dell’occupazione nazionale. Secondo i dati richiamati dalla Regione, il comparto lombardo vale circa 85 miliardi di euro, incide per il 12,6% sul Pil regionale e impiega oltre 340mila addetti.
La riuscita dell’intervento dipenderà però dalla capacità di selezionare progetti capaci di proseguire anche dopo la conclusione del finanziamento. Un prototipo validato, un brevetto o un risultato clinico hanno bisogno di ulteriori risorse, competenze regolatorie e partner industriali per raggiungere il mercato.
Per questo il trasferimento tecnologico sarà il vero banco di prova. I progetti più solidi saranno quelli nei quali il rapporto con le imprese viene costruito durante la ricerca, attraverso confronti tecnici, validazioni, accordi sulla proprietà intellettuale e programmi condivisi di sviluppo. Il bando offre agli IRCCS le risorse per avanzare lungo questa traiettoria e affida alla qualità delle proposte il compito di trasformare la conoscenza prodotta negli ospedali di ricerca in innovazione disponibile per pazienti e imprese.
