La nuova call sostiene servizi per le vittime, prevenzione, formazione delle autorità pubbliche, protezione dell’infanzia e finanziamenti destinati alle organizzazioni radicate nei territori.
La violenza di genere e la violenza contro i minori richiedono strutture capaci di agire prima, durante e dopo l’emergenza. Servono servizi accessibili, operatori formati e procedure condivise. Occorre anche una rete territoriale che sappia riconoscere il rischio e accompagnare le vittime lungo tutto il percorso di protezione.
È questa la direzione della call CERV-2026-DAPHNE, pubblicata dalla Commissione europea il 7 luglio 2026 nell’ambito del programma Citizens, Equality, Rights and Values. Il bando dispone di 21 milioni di euro e resterà aperto fino al 3 novembre 2026. Le proposte possono riguardare cinque priorità. Ogni progetto deve concentrarsi su un solo topic.
La struttura della call rivela una scelta precisa: l’Europa punta a rafforzare la capacità operativa dei territori, la sensibilizzazione resta utile quando conduce verso servizi preparati a rispondere, la formazione acquisisce valore quando cambia il comportamento di chi raccoglie una denuncia, la collaborazione istituzionale funziona quando produce responsabilità chiare e percorsi accessibili.
Le organizzazioni locali entrano nella strategia europea
La priorità con la maggiore dotazione è dedicata al regranting. Otto milioni di euro saranno assegnati a organizzazioni intermediarie che dovranno trasferire una parte consistente delle risorse alle associazioni della società civile attive contro la violenza di genere e la violenza sui minori.
Il meccanismo risponde a un limite noto della progettazione europea. Molte organizzazioni locali possiedono esperienza diretta e una conoscenza profonda dei territori. Spesso hanno però strutture amministrative troppo fragili per gestire una candidatura europea complessa. La call affida quindi agli intermediari il compito di selezionare queste realtà, finanziarne gli interventi e rafforzarne le competenze.
Circa il 60-70 per cento della sovvenzione ricevuta dall’intermediario dovrebbe essere destinato al regranting. Ogni organizzazione selezionata potrà ricevere fino a 60.000 euro. La call esclude l’obbligo di cofinanziamento per i beneficiari finali. Questo elemento può facilitare l’accesso delle associazioni più piccole e delle realtà attive nelle zone rurali o periferiche.
Il valore di questa priorità supera la semplice redistribuzione delle risorse. Gli intermediari dovranno svolgere attività di capacity building e costruire procedure trasparenti di selezione, monitoraggio e valutazione. L’obiettivo è lasciare nei territori organizzazioni più solide e una maggiore capacità di intervento.
La protezione passa dalla presa in carico coordinata
Quattro milioni di euro sono destinati alla protezione e al sostegno delle vittime e delle persone sopravvissute alla violenza di genere. La call finanzia la creazione o il rafforzamento di sportelli unici e centri specialistici coordinati. I servizi potranno essere erogati in presenza oppure online.
Il modello proposto cerca di ridurre la frammentazione dei percorsi. Una vittima può avere bisogno di assistenza sanitaria, sostegno psicologico, consulenza legale e protezione abitativa. Può inoltre dover entrare in contatto con servizi sociali, forze dell’ordine e autorità giudiziarie. Quando questi soggetti operano separatamente aumentano i tempi e cresce il rischio di una nuova esposizione al trauma.
La Commissione incoraggia quindi progetti capaci di riunire più competenze nello stesso luogo oppure di garantire un coordinamento effettivo tra i diversi servizi. Rientrano nella priorità anche i centri per le vittime di stupro e violenza sessuale. Particolare attenzione viene riservata alle persone che subiscono discriminazioni multiple e alle vittime che vivono in aree difficili da raggiungere.
Il coinvolgimento delle organizzazioni specializzate nel sostegno alle vittime incide sulla qualità della proposta. La partecipazione delle autorità pubbliche può rafforzare la continuità delle attività dopo la conclusione del finanziamento europeo.
Prevenire significa intervenire sui comportamenti
La priorità dedicata alla prevenzione dispone di altri quattro milioni di euro. Le attività finanziabili comprendono la promozione della cultura del consenso, il contrasto alla violenza sessuale e le iniziative contro la cyberviolenza di genere.
La call considera anche i programmi rivolti agli autori di violenza. L’obiettivo è ridurre il rischio di recidiva attraverso percorsi che affrontino gli stereotipi dannosi, la gestione dei conflitti e i modelli di mascolinità legati all’aggressività e al controllo. L’impostazione deve restare centrata sulla sicurezza delle vittime.
Un altro ambito riguarda i media e il settore audiovisivo. I progetti potranno lavorare sulle rappresentazioni stereotipate delle donne e degli uomini. Potranno inoltre sviluppare misure contro le molestie sessuali nel cinema e nelle produzioni audiovisive.
La prevenzione assume così una dimensione concreta. Le campagne di comunicazione possono essere accompagnate da sperimentazioni, strumenti educativi e cambiamenti organizzativi. La call incoraggia il coinvolgimento di uomini e ragazzi. Favorisce inoltre la collaborazione con piattaforme digitali, organismi di parità, autorità pubbliche e organizzazioni con competenze specifiche sulla violenza di genere.
Le norme europee devono diventare pratica amministrativa
La quarta priorità dispone di due milioni di euro e riguarda l’attuazione della Convenzione di Istanbul e della direttiva europea sul contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.
In questo caso il coordinatore deve essere un’autorità pubblica nazionale, regionale o locale. Le attività riguardano soprattutto la formazione dei professionisti che possono entrare in contatto con le vittime. Il campo comprende magistrati, avvocati, personale giudiziario, forze dell’ordine, operatori sanitari, servizi sociali e personale educativo.
L’efficacia di una norma dipende anche dalla qualità della sua applicazione. Un operatore deve saper riconoscere i segnali di violenza. Un medico deve poter indirizzare la vittima verso un servizio specialistico. Le forze dell’ordine devono valutare il rischio e raccogliere la denuncia attraverso modalità sensibili al trauma. La giustizia deve comprendere le dinamiche della violenza domestica e le conseguenze che producono sulle vittime e sui figli.
La call collega quindi il quadro normativo alla capacità delle amministrazioni. La formazione viene trattata come uno strumento di attuazione delle politiche pubbliche. Deve incidere sulle procedure e sulla collaborazione tra gli uffici.
La protezione dell’infanzia diventa un sistema integrato
Tre milioni di euro sono riservati ai sistemi di protezione dell’infanzia. I progetti dovranno costruire risposte coordinate alla violenza contro i minori e coinvolgere obbligatoriamente almeno un’autorità pubblica.
La Commissione punta sulla collaborazione tra protezione dell’infanzia, scuola, sanità, salute mentale, servizi sociali, giustizia e forze dell’ordine. La rete può includere anche organizzazioni sportive e culturali, media, piattaforme digitali e soggetti che offrono assistenza psicosociale.
Le attività potranno riguardare sistemi di segnalazione accessibili ai minori, protocolli multidisciplinari e strumenti per l’individuazione precoce della violenza. Potranno essere sviluppati percorsi di assistenza sensibili al trauma e modelli integrati ispirati alle Children’s Houses o ai centri interprofessionali per le vittime.
La call attribuisce un ruolo centrale alla partecipazione dei bambini e degli adolescenti. Il loro coinvolgimento deve attraversare la progettazione, l’attuazione e il monitoraggio delle attività. Le organizzazioni private che lavorano direttamente con minori dovranno inoltre disporre di una Child Protection Policy conforme agli standard indicati dalla Commissione.
Questa priorità interviene su uno dei principali problemi dei sistemi di protezione: la divisione delle competenze. Scuola, servizi sociali, sanità e giustizia possono osservare parti diverse della stessa situazione. La capacità di scambiare informazioni e attivare percorsi comuni può ridurre i tempi di risposta e migliorare la tutela del minore.
Dimensioni e condizioni dei progetti
I progetti della priorità dedicata al regranting devono durare 36 mesi. Il contributo richiesto può variare da 1 a 2,5 milioni di euro. Le altre quattro priorità finanziano interventi compresi tra 200.000 e 600.000 euro con una durata da 12 a 24 mesi. Tutte le azioni possono avere carattere nazionale o transnazionale.
Le priorità sulla protezione, sulla prevenzione e sui sistemi per l’infanzia richiedono un consorzio formato da almeno due beneficiari. La priorità destinata alle autorità pubbliche può essere presentata anche da un solo soggetto. Per i topic diversi da quello istituzionale il coordinatore deve avere natura non profit. Le imprese possono partecipare come partner nei casi previsti dalla call.
Queste condizioni indicano anche il livello di maturità richiesto. Le candidature dovranno partire da una valutazione documentata dei bisogni. Dovranno definire risultati misurabili e spiegare come le attività continueranno a produrre effetti dopo la fine del progetto. La composizione del partenariato dovrà essere proporzionata agli obiettivi e fondata su competenze complementari.
La sfida riguarda la capacità dei territori
CERV-Daphne 2026 finanzia una politica europea che cerca continuità e radicamento. Le cinque priorità compongono una filiera. Le organizzazioni locali intercettano bisogni che spesso restano invisibili. I servizi specialistici accompagnano le vittime. Le attività di prevenzione intervengono sulle cause culturali e comportamentali. Le autorità pubbliche traducono le norme in procedure. I sistemi integrati proteggono i minori attraverso una responsabilità condivisa.
Il punto decisivo sarà la qualità delle relazioni costruite nei territori. Un progetto può attivare nuovi servizi e formare centinaia di operatori. Il suo impatto reale dipenderà dalla capacità di rendere quelle pratiche stabili e riconoscibili.
La scadenza del 3 novembre lascia poco meno di quattro mesi dalla pubblicazione della call. Per le organizzazioni interessate il lavoro iniziale dovrà concentrarsi sulla scelta del topic e sulla costruzione del partenariato. Servirà poi una lettura precisa dei bisogni territoriali. Da questa base potranno nascere proposte capaci di collegare risorse europee, competenze specialistiche e responsabilità pubbliche.
