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Fondazione Con il Sud promuove mette a disposizione un importo complessivo di 2 milioni di euro per il finanziamento di progetti che trasformino i beni sottratti alle mafie in risorse concrete per le comunità del Mezzogiorno.
L’Iniziativa 2026 ha dichiarato un duplice obiettivo: da un lato favorire la riappropriazione simbolica e materiale del bene da parte della collettività, dall’altro generare un impatto misurabile in termini occupazionali, di inclusione sociale e di sviluppo dell’economia locale. I territori interessati sono quelli delle sei regioni meridionali in cui opera la Fondazione, ossia Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.
L’iniziativa ruota attorno alla figura dei beneficiari e ai requisiti che questi devono possedere per accedere al contributo. Il soggetto responsabile del progetto deve essere un ente del terzo settore iscritto al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), costituito prima del 1° gennaio 2024 mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, e con sede legale o operativa nella regione del Sud Italia dove si trova il bene confiscato oggetto dell’intervento. Un requisito rilevante è che l’ente proponente non deve aver mai ricevuto un contributo dalla Fondazione sulla linea dedicata ai beni confiscati. Questa scelta riflette la volontà di allargare la platea delle organizzazioni coinvolte, stimolando l’ingresso di soggetti nuovi in un ambito che richiede competenze specifiche e forte radicamento territoriale. Il bene confiscato deve essere un immobile assegnato da non più di tre anni dalla data di presentazione della proposta, nella piena disponibilità dell’ente per un periodo residuo di almeno dieci anni, e non deve essere stato già oggetto di finanziamento da parte della Fondazione, neppure come porzione autonoma di un bene precedentemente sostenuto.
La logica di rete è un elemento strutturale dell’iniziativa. Il progetto deve essere presentato da un partenariato composto dal soggetto responsabile e da almeno altri due enti, di cui uno appartenente al terzo settore. La partnership può includere istituzioni pubbliche, scuole, università, consorzi e imprese del tessuto imprenditoriale locale e nazionale, a patto che la partecipazione degli enti for profit non sia finalizzata alla ricerca del profitto ma all’apporto di competenze e risorse utili alla crescita del territorio e della comunità locale.
Sul piano finanziario, ciascun progetto può richiedere un contributo massimo di 400 mila euro. Il costo totale del progetto, comprensivo di una quota forfettaria del 10% per costi indiretti, deve prevedere un cofinanziamento monetario da parte del partenariato pari ad almeno il 20% del costo complessivo. Ciò significa che, a fronte di un contributo di 400.000 euro, il progetto nel suo insieme deve valere almeno 500 mila euro, di cui 100 mila euro coperti con risorse proprie o di terzi. Questa impostazione mira a garantire un coinvolgimento reale e non solo formale dei soggetti proponenti, incentivando la mobilitazione di risorse aggiuntive rispetto a quelle erogate dalla Fondazione.
Per quanto riguarda le spese ammissibili, il Regolamento pone un vincolo specifico sugli interventi di riqualificazione e ristrutturazione dei beni immobili, il cui costo non può superare il 25% del contributo richiesto. In altri termini, su un contributo di 400 mila euro, la spesa per lavori edilizi non può eccedere i 100 mila euro. Qualora gli interventi di riqualificazione raggiungano o superino i 50 mila euro (IVA inclusa), diventa obbligatorio presentare un progetto di fattibilità tecnica ed economica ai sensi del D.Lgs. 36/2023. Il costo totale del progetto, ripartito tra contributo della Fondazione e quota di cofinanziamento, include automaticamente il 10% di costi indiretti calcolato dalla piattaforma Chaìros in tempo reale. La struttura dei costi comprende il pagamento delle risorse umane, l’acquisto di beni e servizi, i rimborsi per trasferte, vitto e alloggio, e ogni altra voce funzionale alla realizzazione delle attività progettuali. La durata dei progetti deve essere compresa tra 36 e 48 mesi, un arco temporale che la Fondazione ritiene adeguato a consolidare attività di imprenditoria sociale e a raggiungere la sostenibilità economica al termine del finanziamento.
Il processo di selezione si articola in due fasi. Nella prima, il proponente invia un’idea progettuale sintetica attraverso il portale Chaìros, corredata di documentazione attestante i requisiti di ammissibilità: autodichiarazione RUNTS, atto costitutivo, statuto, ultimi due bilanci, atto di assegnazione del bene, planimetria catastale e documentazione fotografica. La Fondazione esamina le proposte in ordine cronologico di arrivo, fino ad esaurimento delle risorse. Le idee ritenute ammissibili accedono alla seconda fase, nella quale il partenariato, con il supporto tecnico della Fondazione stessa, sviluppa un progetto esecutivo completo di piano di attività e costi dettagliato, indicatori di risultato e impatto, e piano di sostenibilità economica. Le proposte devono essere presentate entro il 10 dicembre 2026, termine che può variare in funzione della disponibilità residua delle risorse stanziate.
I criteri di valutazione in fase esecutiva privilegiano la coerenza con gli obiettivi dell’iniziativa, la qualità progettuale, la strategia di intervento e la cantierabilità, il modello di cambiamento socio-economico proposto, nonché la continuità e sostenibilità economica nel tempo. La Fondazione attribuisce particolare valore alle proposte che dimostrano capacità di integrarsi con le politiche pubbliche territoriali, di attrarre risorse ulteriori e di generare equilibrio economico-finanziario entro la conclusione del progetto. L’esecuzione deve avere inizio entro 90 giorni dall’assegnazione del contributo, pena la possibile revoca dello stesso.
In sintesi, l’Iniziativa 2026 della Fondazione Con il Sud si configura come uno strumento concreto e ben strutturato per trasformare i beni confiscati in leve di sviluppo sociale ed economico, rivolgendosi a enti del terzo settore che, pur non avendo esperienza diretta in questo ambito, intendono costruire reti solide di collaborazione con il territorio. L’accento posto sul cofinanziamento, sui limiti alle spese di ristrutturazione e sulla sostenibilità post-progetto segnala una visione che non si esaurisce nell’erogazione del contributo ma punta alla creazione di valore duraturo per le comunità del Sud.
