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Iperammortamento, ZES Unica e Nuova Sabatini 2026

Roberta Morosini

Roberta Morosini

Responsabile Centro Studi di Sef Consulting e co-founder del progetto Carta Rosa per l'impresa e l'empowerment femminile
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Il legislatore, con la legge di Bilancio, torna a uno strumento molto familiare: l’iperammortamento, e allo stesso tempo proroga e rafforza il credito d’imposta per gli investimenti nella ZES unica, rifinanzia la Nuova Sabatini e riapre il capitolo del credito design.

È una manovra che manda un messaggio abbastanza chiaro: il sostegno pubblico si concentra su tre assi – trasformazione digitale, transizione energetica e riequilibrio territoriale a favore del Mezzogiorno (e ora anche di una parte del Centro Italia) – chiedendo alle imprese di programmare investimenti veri, con orizzonte almeno triennale.

Iperammortamento 2026

L’iperammortamento viene reintrodotto per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
Tecnicamente è una maxideduzione: il costo fiscalmente rilevante del bene viene maggiorato ai soli fini delle quote di ammortamento (o dei canoni di leasing), generando un risparmio d’imposta che si spalma sulla vita utile del cespite.

Le aliquote sono tre, articolate per fascia di investimento: fino a 2,5 milioni di euro la maggiorazione arriva al 180%, tra 2,5 e 10 milioni scende al 100%, tra 10 e 20 milioni si ferma al 50%. Oltre i 20 milioni non è previsto alcun extra beneficio.

Sui beni ammissibili il perimetro è molto più selettivo rispetto a prima: la legge aggiorna gli elenchi dei beni agevolabili (nuovi allegati IV e V) e introduce un vincolo di provenienza, i beni infatti devono essere prodotti in Paesi UE o SEE.

La novità rispetto al passato riguarda l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, inclusi i sistemi di accumulo. Per il solare, la norma chiarisce che sono agevolabili solo gli impianti con moduli fotovoltaici conformi ai nuovi standard individuati dal decreto legislativo 181/2023, proprio per alzare l’asticella tecnologica degli investimenti.

Quanto ai beneficiari, l’iperammortamento è riservato ai soggetti titolari di reddito d’impresa, con una lunga serie di esclusioni: restano fuori le imprese agricole che determinano il reddito con criteri catastali, le società semplici, i contribuenti in regime forfettario o con altri regimi sostitutivi, i professionisti e le imprese in stato di liquidazione o sottoposte a procedure concorsuali. Resta ferma la clausola, ormai standard, sul rispetto delle norme in materia di sicurezza sul lavoro e dei versamenti contributivi.

Sul piano operativo, la data che conta è quella di effettuazione dell’investimento secondo i criteri di competenza del Tuir: consegna del bene (o collaudo per il leasing), ultimazione lavori per beni realizzati su commessa. In più, la legge introduce un vero divieto di cumulo con il vecchio credito d’imposta 4.0: se un investimento beneficia del credito maturato in base alle regole 4.0, non potrà accedere all’iperammortamento. Per gli investimenti a cavallo tra 2025 e 2026, soprattutto quelli prenotati con acconti nel 2025, la scelta del regime e la verifica della spettanza dell’uno o dell’altro incentivo diventano un esercizio non banale.

Ora si attende il decreto contenente le modalità operative, per conoscere nel dettaglio la procedura di accesso al beneficio, quali documenti servono e come dimostrare che i beni sono davvero agevolabili e soprattutto il chiarimento decisivo per tutti i casi a cavallo tra 2025 e 2026.

ZES unica: credito d’imposta prorogato e perimetro allargato a Marche e Umbria

Sul fronte territoriale, la ZES unica per il Mezzogiorno è ormai il perno delle politiche di coesione produttiva. La zona comprende oggi i territori di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna e Umbria.

La vera novità, quella che interessa soprattutto le imprese del Centro Italia, è arrivata con l’estensione del perimetro della ZES unica a Marche e Umbria.

Il credito d’imposta riguarda l’acquisto, anche tramite leasing, di beni strumentali nuovi – macchinari, impianti, attrezzature e, nel limite del 50% dell’investimento, terreni e immobili strumentali – destinati a strutture produttive ubicate all’interno dei territori individuati. L’investimento agevolabile deve avere un costo complessivo compreso tra 200mila euro e 100 milioni per singolo progetto.

La misura del credito non è uguale per tutti e riflette la mappa europea degli aiuti a finalità regionale: le percentuali massime variano in funzione della dimensione dell’impresa, della zona in cui è localizzata l’unità produttiva e dell’importo dell’investimento.

L’agevolazione viene estesa al triennio 2026-2028, con uno stanziamento aggiuntivo di circa 2,3 miliardi per il 2026, 1 miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028, oltre alle risorse già previste per il 2025. Alla finestra temporale originaria (investimenti 1° gennaio – 15 novembre 2025) si aggiungono quindi gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2028. Resta invariata la procedura: le imprese devono inviare una comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate – per il 2026, nel periodo dal 31 marzo al 30 maggio – indicando gli investimenti effettuati e da effettuare entro l’anno. Una comunicazione integrativa, l’anno successivo, consente di consolidare il credito in base alle spese effettive, pena la decadenza se i dati non coincidono con quelli della prima istanza. Il credito è poi utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite modello F24 e il suo importo effettivo è dato dalle spese ammesse moltiplicate per la percentuale fissata annualmente. In parallelo, la manovra estende fino al 2028, con risorse dedicate, anche il credito d’imposta per gli investimenti nelle Zone logistiche semplificate, replicando la stessa architettura procedurale.

Nel frattempo, la legge interviene già sul 2025 in un ambito specifico, quello agricolo, rivalutando le percentuali per le imprese che hanno investito nelle aree ZES e portandole – per il solo settore – intorno al 58,7% per micro, piccole e medie imprese e al 58,6% per le grandi, sempre nel limite dei massimali di aiuto previsti dalla disciplina Ue.

Nuova Sabatini

Sul fronte della finanza agevolata classica, viene rifinanziata la Nuova Sabatini, che non cambia nella sostanza: tasso di interesse convenzionale che il MIMIT usa per calcolare il contributo in conto impianti: 2,75% per investimenti ordinari e 3,575% per investimenti 4.0 e green.

Rimane un canale privilegiato per le micro e piccole imprese che non sempre hanno la capienza fiscale per sfruttare appieno iperammortamento e crediti d’imposta, e che possono così combinare un finanziamento garantito con un contributo diretto.

Credito d’imposta design e ideazione estetica

Infine, la legge di Bilancio 2026 riapre, per un altro anno, il capitolo del credito d’imposta per le attività di design e ideazione estetica, pensato soprattutto per i settori del made in Italy dove la forma del prodotto è essa stessa elemento competitivo: arredo, moda, ceramica. L’aliquota si conferma al 10% delle spese ammissibili, con un limite massimo annuale di 2 milioni di euro per impresa e un plafond complessivo di 60 milioni per il 2026, utilizzabile in un’unica quota annuale.

Sono agevolabili le attività di concezione e realizzazione di nuovi prodotti o di nuovi elementi di linea – dal disegno industriale al prototipo estetico – purché documentate in modo puntuale e sostenute all’interno del periodo d’imposta 2026. È un credito che non sposta da solo i piani d’investimento, ma può fare la differenza per quelle imprese che vogliono dare continuità.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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