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Il patrimonio culturale e gli ESG: il Patrimonio Alimentare Regionale

Andrès Ugaz e Michela Cariglia

Andrès Ugaz e Michela Cariglia

Andrès Ugaz, chef e maestro panettiere, con una formazione in scienze sociali. Imprenditore nel settore alimentare: pane e pesce. CEO e cofondatore di “Todo Otro”, centro di innovazione per l'alimentazione sostenibile attraverso la valorizzazione della cucina come valore culturale: Food Heritage. Michela Cariglia, progettista europeo ed internazionale dal 1997, certificatore ESG’s. Oggi, è un’imprenditrice nel settore delle produzioni alimentari sostenibili co-founder di “Terradamare” società benefit: acquacoltura rigenerativa tra Mediterraneo e Pacifico, cereali ancestrali per la biodiversità e fitfood, patrimoni culturali.
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Ravello Lab-Dialoghi internazionali mette al centro la relazione tra passato e presente nella consapevolezza del valore del patrimonio culturale come declinazione della sostenibilità. L’edizione 2025 si inserisce in un contesto particolarmente fluido dal punto di vista della pianificazione ed estremamente sfidante per le imprese, competitivo per i territori, inclusivo per le persone.


Ravello Lab, giunto alla ventesima edizione, propone una serie di strumenti pratici volti alla resilienza: sociale, climatica, tecnologica, e li declina hic et nunc mettendoli a disposizione della storia in divenire attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale inteso nella sua accezione più ampia e complessa e al contempo attuale.

Il felice rapporto tra cultura e competitività

La fotografia dell’importanza strategica della relazione imprese-cultura è contenuta nel rapporto IFIS 2025 aggiornato a Settembre 2025: “Economia della Bellezza”. I dati confermano, con evidenza empirica, che arte e cultura sono asset strategici per la competitività di imprese e banche. 192 miliardi di euro in ricavi per le aziende che hanno integrato progetti artistici e culturali nel proprio modello di business, l’equivalente del PIL di un Paese. Aumento della produttività pari all’1.4 volte superiore rispetto alle imprese peer, ovvero simili per dimensione e settore. Incremento delle retribuzioni dei dipendenti che crescono 2,2 volte più velocemente rispetto ai competitor. In altri termini, quando l’arte-cultura entra in azienda valorizza le competenze e rafforza la cultura organizzativa. I dati si riferiscono alla comparazione con le imprese che non investono in arte e cultura ed è interessante notare come i trend afferiscano alla diversificazione in più patrimoni culturali.

Ripensare e realizzare scenari diversi

Ravello Lab 2025 declina il concetto di “cultura” in un vivaio capace di ripensare e soprattutto realizzare scenari diversi. Nell’ambito del tessuto imprenditoriale mostra come gli investimenti in tale direzione siano capaci di veicolare messaggi di sostenibilità concreta più efficaci di una semplice certificazione. Gli strumenti messi a disposizione sia dal corpus normativo italiano e internazionale sia, più latamente, dalla globalizzazione, hanno un denominatore comune nell’identità territoriale declinata appunto in patrimonio culturale.

La Convenzione per la salvaguardia del patrimonio immateriale promossa dall’UNESCO nel 2003 (ratificata nel 2007, resta ancor oggi un punto di riferimento), ma anche la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Convenzione di Faro, 2005, firmata dall’Italia nel 2013) e prima ancora la Convenzione per la protezione di beni culturali in caso di conflitto armato dell’Aja (del 1954, ratificata in Italia nel 1958, secondo protocollo nel 1999), ma anche azioni per una cultura della sicurezza e sostenibilità alimentare come la Strategia EFSA (2021), se compresi e innestati nel sistema imprenditoriale sono in grado di ispirare e tracciare percorsi di consapevolezza resilienti e migliorativi anche in quadri di incertezza geopolitica e climatica come il presente in cui viviamo.

Parametri ESG, persone al centro, trasformazione sostenibile

Ravello Lab declina questi percorsi di consapevolezza e li articola in chiave evolutiva, culturale e sociale ponendo al centro il complesso patrimonio dei saperi, delle persone, coniugandoli con l’impresa. Da qui emerge come un dialogo continuo la Cultura d’impresa e l’Impresa di cultura. Un connubio fatto di “persone” caratterizzate da un’ identità evolutiva del singolo che evolve nell’identità del gruppo e genera la cultura di un paese e di un territorio. Identità e contaminazione, tratti comuni ed antropologici che delineano una dimensione territoriale, di conseguenza ambientale, oggi chiamata alla resilienza e alla rigenerazione ma sempre con la grande missione di tenere le persone al centro.

L’archetipo proposto in Ravello Lab 2025 si articola nella relazione patrimonio culturale-persona, identificazione-espressione, ed è coniugato a indicatori precisi corrispondenti a voci di bilancio determinate con criteri ESG, qualificando le scelte imprenditoriali in direttrici generative di valore anche nel lungo periodo, in grado di incidere sulla qualità del sistema organizzativo e sul benessere personale e della collettività. Attraverso i parametri ESG, riqualificati nel bilancio, si attivano investimenti in cultura intesa nell’accezione più ampia e viene generato un determinato valore economico e sociale nominato “trasformazione sostenibile“.

I cinque passaggi della “trasformazione sostenibile”

Il cambio di paradigma della “trasformazione sostenibile” si articola in cinque passaggi: mappatura interna del proprio patrimonio culturale nelle aziende, classificazione in termini di asset, valutazione dell’investimento comprensivo della valorizzazione di skill e reskill del capitale umano, identificazione ESG delle singole componenti di bilancio; indicazione sugli investimenti relativo al patrimonio culturale interno ed esterno con relativo RoI misurabile, accessibile e modulabile. La determinazione del ritorno su tali investimenti avviene comparando il modello di business attuale con l’analisi basata sui criteri ESG modulati in base ai parametri PESTEL (acronimo formato dalle iniziali dei fattori presi in esame: Political-fattori politici, Economical-fattori economici, Social-fattori sociali, Technological-fattori tecnologici, Environmental-fattori ambientali, Legal-fattori legali) e agli indicatori SMART (obiettivo specifico, misurabile, raggiungibile, rilevante e con un tempo stabilito) identificando ex ante lo scenario generativo di valore sostenibile quando viene attivato l’investimento.

Cos’è il patrimonio culturale: una domanda fondamentale

La domanda da continuare a porsi però è: Cos’è il patrimonio culturale? Di cosa si compone? Arte? Archeologia? Teatro? Danza? Cinema? Pittura? Scultura? L’unica risposta possibile, semplice ma decisamente non banale, è che è tutto questo e oltre.

Patrimonio culturale è anche il cibo, la cucina intesa come relazione-territorio, produzione-nutrizione; patrimonio- paesaggio- pianificazione, territorio-rigenerazione-biodiversità. Ma anche un dialetto, un accento, un modo di pensare che sia espressione del patrimonio identificativo di un modus agendi. E un’opera d’arte collocata in un museo o in una periferia che diventa vitale. Patrimonio culturale è un territorio sventrato, per esempio, da una miope industrializzazione che si rigenera attraverso la valorizzazione culturale.

Un caso studio: il Sistema Perù

Un caso studio interessante, esemplificativo e non esaustivo, è quello del Perù, uno dei paesi con la maggior concentrazione al mondo di patrimoni culturali ed artistici dopo l’Italia. Nel Sistema Perù non c’è solo Machu Pichu o l’eredità Incas o Cuzco: c’è la cucina. Nello specifico l’evoluzione sostenibile attivata per reagire al fenomeno dell’overtourism e attivare processi resilienti.

Le imprese virtuose hanno iniziato a investire sull’identità gastronomica, sulla cucina locale e sui suoi processi alimentari (nota anche come Patrimonio Alimentare Regionale: Cucina, Identità e Territorio). In ogni sistema il cibo è coessenziale all’umanità e diventa patrimonio culturale perché esprime l’unicità territoriale e produce metodologie replicabili per la crescita sostenibile. Il Patrimonio Alimentare Regionale è diventato un asset strategico per il Paese attivando investimenti di ampio respiro e valorizzando l’appartenenza a una comunità, alle tradizioni che favoriscono il dialogo interculturale e il rispetto per il territorio e la biodiversità.

Sono in attuazione anche sistemi di benessere collettivo tratti dal Piano d’azione congiunto One Health (OH JPA) 2022-2026 (prodotto dalle organizzazioni quadripartite FAO, UNEP, WOAH, OMS) nella forma di un approccio integrato e unificante che mira a equilibrare e ottimizzare la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi.

Il Patronato della Cucina del Callao

Il Patronato della Cucina del Callao è un collettivo di imprenditori gastronomici, pescatori artigianali e promotori culturali del primo porto del Perù, impegnato a generare processi di trasformazione sociale attraverso il patrimonio gastronomico e la cultura locale. Queste iniziative vanno a beneficio di coloro che rendono possibile la valorizzazione della cucina e dell’arte peruviana come “patrimoni culturali” mettendo al centro le persone: pescatori artigianali, chef e, sempre, donne e giovani. Tutto ciò si inserisce in azioni che contribuiscono a rendere Callao una destinazione turistica e gastronomica degna della sua storia e, soprattutto, un modello di sviluppo resiliente, sostenibile e socialmente giusto.

In stretta collaborazione con Università, istituzioni pubbliche e programmi di cooperazione internazionale, il Patronato promuove progetti di formazione, ricerca e innovazione gastronomica legati alla pesca artigianale, all’acquacoltura rigenerativa, alla blue economy e alla promozione dei prodotti locali. Le attività durante tutto l’anno includono festival, workshop e campagne educative volte a consolidare la cucina di Callao come espressione della memoria collettiva e del patrimonio bioculturale vivente.

La cucina italiana nella lista UNESCO

Tornando al contesto italiano, la candidatura della cucina italiana nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO, con esito atteso a dicembre 2025, già oggi genera un impatto significativo sul turismo e sull’economia del paese che va declinato con gli ESG nelle singole imprese.

L’Italia è già una delle destinazioni turistiche più popolari al mondo, e la sola designazione attira ancor più visitatori interessati, inevitabilmente impattando sulla diversificazione delle attrazioni turistiche e stimolando in maniera coordinata lo sviluppo di attività legate all’enogastronomia, come ristoranti a km0, agriturismi, tour esperienziali e tutela del paesaggio. Questo genera opportunità economiche per le comunità locali ma necessita anche di una maggior tutela delle pratiche e del paesaggio. In altri termini, l’impatto genera investimenti in “patrimoni culturali” che incidono significativamente su un intero sistema, misurati e misurabili con gli ESG.

Mutuando l’esperienza peruviana, come quella del Patronato della Cucina del Callao, si possono attivare e rafforzare meccanismi di rigenerazione per interi territori e filiere, diversificazione e destagionalizzazione dell’offerta turistica, attraendo ulteriori investimenti, al contempo preservando in maniera resiliente l’identità delle persone e agendo sull’overtourism.

Ciò che resta è il patrimonio culturale

Un’altra domanda fondamentale è costa resta di un popolo. Inevitabilmente il suo patrimonio culturale. Non le gesta eroiche, non i corpi, non i sacrifici: il patrimonio culturale, capace comunque di trattenere ogni storia collettiva e individuale. Un patrimonio di radici protese verso il futuro e capaci di scrivere il miracolo, e rigenerarsi.

Con la sua dimensione internazionale e i suoi vent’anni di esperienza, Ravello Lab ha dimostrato di saper identificare i modelli di business sostenibili legati al patrimonio culturale, quelli altamente replicabili per metodica e metodologia, e i metodi e strumenti d’innovazione immediatamente fruibili per le imprese. Il tutto basato su parametri e indicatori certi coniugati efficacemente ai criteri economici e finanziari.

Per costruire e continuare a costruire una storia che resta.

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