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Le immense doti dei Piani urbani integrati

Redazione Acta Non Verba

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Città Metropolitane
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Ammontano a 2,7 miliardi le risorse del Pnrr per il recupero e la rivitalizzazione economica e sociale delle Città metropolitane. Il bando scade il 7 marzo.

di Giorgio Pietanza

È un assist economico vigoroso quella che il Ministero dell’Interno ha fornito alle Città metropolitane con la creazione dei “Piani urbani integrati”, una misura da oltre 2,7 miliardi di euro che imprimerà una forte accelerazione ai processi di rigenerazione economica e sociale delle aree urbane degradate. Con il decreto ministeriale del 6 dicembre 2021 (in GU n.295 del 13 dicembre), il Governo ha dato così attuazione alla linea progettuale indicata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza nella missione 5-C2, relativa agli interventi su infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo settore.

C’è tempo fino al 7 marzo

La domanda per accedere a queste risorse può essere presentata soltanto da parte delle Città metropolitane per interventi di valorizzazione urbanistica che abbiano costi complessivi non inferiori a 50 milioni di euro. I progetti devono riguardare investimenti volti al miglioramento di ampie aree urbane degradate e alla rigenerazione e rivitalizzazione economica, e prevedono una pianificazione urbanistica partecipativa. Particolare attenzione sarà infatti posta sulla creazione di nuovi servizi alla persona e alla riqualificazione dell’accessibilità e delle infrastrutture, permettendo la trasformazione di territori vulnerabili in città intelligenti e sostenibili. Ma non solo, i progetti oggetto dell’investimento possono prevedere la partecipazione dei privati, attraverso il recente Fondo Ripresa Resilienza Italia nel limite massimo del 25% del costo totale dell’intervento. La formula partecipativa può prevedere anche la presenza di start-up di servizi pubblici ma soprattutto la coprogettazione con il Terzo settore.

Parola d’ordine “riuso”

Gli interventi messi a progetto dalle Città metropolitane dovranno implicare il riuso e la rifunzionalizzazione di aree e strutture edilizie pubbliche per finalità di interesse pubblico, portando al miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale, con particolare riferimento allo sviluppo e potenziamento dei servizi sociali e culturali, e alla promozione delle attività culturali e sportive. I progetti dovranno inoltre essere finalizzati alla creazione di smart cities, con particolare riferimento ai trasporti e al consumo energetico. L’obiettivo è il progressivo miglioramento della qualità ambientale e del profilo digitale di queste aree urbane ottenuto mediante il sostegno alle tecnologie digitali e a quelle con minori emissioni di CO2.

Interventi sulle aree più vulnerabili

I progetti dovranno inoltre intervenire su aree urbane il cui indice di vulnerabilità sociale e materiale (Ivsm) è superiore a 99 o superiore alla mediana dell’area territoriale. L’indice Ivsm rappresenta un indicatore composito e multidimensionale costruito attraverso la sintesi di sette indicatori specifici che spaziano dall’affollamento abitativo e il disagio economico fino al livello di istruzione, la numerosità famigliare e il disagio assistenziale. Altro elemento determinate per l’ammissibilità del progetto è quello di assicurare, nel caso di edifici oggetto di riuso o ristrutturazione, l’incremento di almeno due classi energetiche, nonché un buon equilibrio tra zone edificate e aree verdi. Ma uno degli aspetti più interessanti della misura è quella di indurre i progetti a potenziare l’autonomia delle persone con disabilità e incoraggiare l’inclusione sociale attraverso la promozione di servizi sociali e sanitari a livello locale. L’intento è anche quello di eliminare, laddove possibile, gli ostacoli all’accesso agli alloggi e soprattutto alle opportunità di lavoro, tenendo conto anche delle nuove opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

Il ruolo del Terzo settore

La misura, che copre il quinquennio 2022-2026, prevede anche l’eventuale ricorso al Terzo settore per operazioni di rivitalizzazione del territorio in ottica di coprogettazione e coprogrammazione. I rapporti tra gli enti pubblici e gli enti del Terzo settore sono infatti ispirati al principio della proficua collaborazione, dal momento che entrambi gli attori svolgono sul territorio attività di interesse generale volte a soddisfare bisogni collettivi. Ciò rappresenta una grande opportunità per le associazioni e gli enti non profit già operanti su territori svantaggiati, quali le periferie delle città metropolitane, per accedere ai finanziamenti come partner dei grandi Comuni interessati. La presenza in coprogettazione di enti qualificati del Terzo settore può quindi ampliare l’impatto positivo degli interventi previsti, facilitandone anche la realizzazione e l’accettazione sociale.
Le proposte progettuali dovranno essere trasmesse entro il 7 marzo 2022 tramite Pec all’indirizzo finanzalocale.prot@pec.interno.it.

 

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