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SEF Consulting: la consulenza strategica nell’era dell’AI

Marco Bartolelli

Marco Bartolelli

economista e consulente senior attivo nei campi dell’economia sociale e circolare, della sostenibilità e dello sviluppo territoriale. Si occupa di progettazione strategica, fondi europei, innovazione organizzativa e valorizzazione dei territori, con particolare attenzione ai temi dell’agricoltura, dell’ambiente, della cultura e della governance dei sistemi complessi. È Vice Direttore del Dipartimento Management, Finanza Sostenibile ed economia circolare del Consorzio Universitario Humanitas
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Intervista a Errico Formichella dopo il Congresso di Assoeuro 2026

Ci sono congressi che registrano lo stato dell’arte di un settore e congressi che segnano una svolta. Il Congresso 2026 di Assoeuro, tenutosi il 15 maggio presso Esperienza Europa – David Sassoli, appartiene alla seconda categoria.

Non si è trattato di una rassegna tecnica sui programmi europei, è stato il momento in cui una delle associazioni di categoria più strutturate del settore ha scelto di alzare lo sguardo, interrogandosi sul cambiamento sistemico che attraversa l’europrogettazione e la consulenza strategica nel loro complesso.

Fondata con l’obiettivo di aggregare, qualificare e rappresentare i professionisti della finanza agevolata e dell’europrogettazione, Assoeuro ha costruito nel tempo un ruolo che va ben oltre la semplice funzione associativa. Il Congresso 2026 ha confermato questa traiettoria: i temi affrontati – intelligenza artificiale, geopolitica europea, governance della complessità, trasformazione della pubblica amministrazione, costruzione di partenariati internazionali, nuove competenze professionali – testimoniano la volontà di posizionare l’associazione come luogo di elaborazione culturale e strategica, non solo come piattaforma di networking.

In questo quadro, l’intervento di Errico Formichella, CEO di SEF Consulting, ha rappresentato uno dei momenti più dibattuti della giornata. Non perché abbia offerto risposte rassicuranti, ma al contrario: perché ha posto domande scomode sulla tenuta del modello di consulenza tradizionale e sul tipo di professionista che il mercato richiederà nei prossimi anni. Domande che, dopo il congresso, abbiamo voluto approfondire direttamente con lui.

L’informazione non basta più

Dottor Formichella, durante il congresso lei ha detto che il vantaggio competitivo della consulenza non è più l’asimmetria informativa. Cosa significa concretamente?

«Per molti anni il consulente aveva un vantaggio molto semplice, possedeva informazioni che il cliente non aveva. Questo valeva nell’europrogettazione, nella finanza agevolata, nella consulenza direzionale. Oggi questo modello è finito. L’informazione è diventata accessibile a tutti: qualunque imprenditore può leggere un bando europeo, cercare un regolamento, informarsi online. È un processo inevitabile e anche positivo.

Il punto è che il valore del consulente non può più essere “io so qualcosa che tu non sai”. Oggi il valore è un altro, capire gli scenari, interpretare le trasformazioni, aiutare il cliente a prendere decisioni in un contesto estremamente instabile ».

La vera differenza oggi è l’asimmetria relazionale

Lei utilizza l’espressione «asimmetria relazionale». È un concetto interessante. Può illustrarlo?

«Il consulente deve spostarsi dalla semplice trasmissione di informazioni alla costruzione di una visione strategica condivisa con il cliente. Noi in SEF Consulting abbiamo scelto di investire molto nei centri studi interni proprio per questo motivo. Studiamo scenari economici, innovazione tecnologica, ESG, europrogettazione, finanza agevolata, trasformazioni geopolitiche. L’obiettivo è contaminare competenze diverse e costruire una lettura più ampia della realtà.

Quando parlo con un’impresa non devo semplicemente indicare un bando. Devo aiutare quell’impresa a capire dove può andare nei prossimi anni, quali mercati stanno cambiando, quali opportunità nasceranno e quali modelli saranno superati. Questa è la vera asimmetria che il consulente deve saper costruire: non sul piano delle informazioni, ma su quello della visione ».

L’intelligenza artificiale cambierà tutto, ma non nel modo in cui si pensa

Nel congresso si è parlato molto di AI. Lei stesso ha raccontato un approccio inizialmente scettico.

«Sì, perché chi fa consulenza tende istintivamente a difendere il valore umano del proprio lavoro. Anche noi all’inizio guardavamo l’intelligenza artificiale con grande prudenza. Poi abbiamo capito che ignorarla sarebbe stato un errore strategico enorme.

Oggi l’AI è già molto utile nella progettazione, ma il suo impatto più forte sarà nella gestione operativa: assistenza tecnica, controllo documentale, rendicontazione, monitoraggio. Tutte attività molto complesse, ma spesso ripetitive e meccaniche. Questo non elimina il ruolo del professionista. Però cambia profondamente il tipo di lavoro che farà: lo libera dalle mansioni esecutive per concentrarlo su quelle che contano davvero».

Il consulente del futuro dovrà governare complessità

Quindi l’europrogettista del futuro sarà molto diverso da quello attuale?

«Molto diverso. Chi continuerà a vedere questa professione come mera compilazione tecnica rischia di essere travolto. Anche durante il congresso è emerso chiaramente: oggi servono competenze trasversali. Geopolitica, economia, trasformazione digitale, lettura dei territori, costruzione di reti internazionali.

L’intelligenza artificiale renderà sempre più automatizzabili le attività standard. Quello che resterà centrale sarà la capacità di governare sistemi complessi e aiutare organizzazioni pubbliche e private a orientarsi in scenari che cambiano continuamente. Non è più una questione di strumenti: è una questione di visione».

Oggi è difficile pianificare anche a pochi mesi

Nel suo intervento lei ha detto una frase forte: «oggi è difficile programmare la mia azienda a due o tre mesi».

«Perché la velocità del cambiamento è impressionante. Noi stessi, nelle strategie che sviluppiamo con partner e collaboratori, cambiamo continuamente prospettiva. Gli scenari economici, geopolitici e tecnologici mutano con una rapidità che fino a pochi anni fa era impensabile.

Questo non è un segnale di crisi, è la nuova condizione operativa. E significa che le imprese e le organizzazioni avranno sempre più bisogno di consulenza strategica ad alto livello, non di semplici operatori tecnici. Chi saprà muoversi bene nell’incertezza avrà un vantaggio enorme».

Il PNRR è stato un acceleratore, ma il rischio del dopo è reale”

Lei ha espresso anche un giudizio molto netto sul PNRR.

«Il PNRR ha sicuramente generato una forte accelerazione economica e professionale nel settore della finanza agevolata. Ma il problema vero sarà capire cosa resterà dopo. Il rischio è che molte risorse siano state utilizzate senza creare reali vantaggi competitivi territoriali.

Se non si costruiscono ecosistemi produttivi, innovazione stabile, capacità amministrativa e sviluppo economico duraturo, il problema verrà semplicemente rinviato. Ed è qui che torna centrale il ruolo della consulenza strategica: non inseguire soltanto il finanziamento, ma costruire visione. Il finanziamento è uno strumento; il progetto è ciò che deve restare».

Assoeuro e la trasformazione del settore

Il Congresso 2026 di Assoeuro ha mostrato con chiarezza che l’associazione sta attraversando una fase di maturazione strategica significativa. Nata come punto di riferimento per i professionisti della finanza agevolata, Assoeuro ha progressivamente ampliato la propria funzione, oggi, non è soltanto un soggetto rappresentativo di categoria, ma uno spazio attivo di elaborazione culturale e proposta.

Il congresso di maggio ne ha confermato la traiettoria. La scelta di ospitare un dibattito approfondito su intelligenza artificiale, geopolitica europea, governance della complessità e nuovi modelli di consulenza non è casuale. È il segnale di un’associazione che ha deciso di anticipare il cambiamento anziché subirlo, costruendo un’agenda intellettuale propria e offrendo ai propri iscritti strumenti per orientarsi in un panorama professionale radicalmente diverso rispetto a quello di dieci anni fa.

Questo posizionamento ha un valore che va oltre la giornata congressuale. Assoeuro sta diventando un hub di competenze: un luogo in cui le trasformazioni del settore vengono lette, interpretate e tradotte in orientamenti operativi per i professionisti. La capacità di mettere allo stesso tavolo consulenti, accademici, rappresentanti istituzionali e imprenditori su temi di frontiera è un asset di cui il settore aveva bisogno e che poche organizzazioni sono in grado di esprimere.

In questo senso, il Congresso 2026 non è stato soltanto un appuntamento associativo: è stato un atto di posizionamento. E il dibattito che ha generato – a partire dagli interventi più provocatori, come quello di Formichella – continuerà a produrre effetti ben oltre la data del convegno.

Visione, competenze e costruzione di ecosistemi

L’intervista a Errico Formichella restituisce una fotografia lucida e per certi versi inquietante del presente. Non per pessimismo, ma per un realismo che chi opera nel settore fatica spesso a esprimere con altrettanta chiarezza. Il messaggio centrale è che la consulenza che non sa costruire visione è destinata a essere sostituita, prima dai software, poi dall’irrilevanza.

SEF Consulting incarna in modo esplicito la risposta che Formichella propone a questa sfida. L’investimento nei centri studi interni, la scelta di lavorare su temi trasversali come la geopolitica, l’ESG e la governance della complessità, il posizionamento su clienti e progetti di alto livello: tutto ciò riflette una precisa scelta strategica. Non espandersi in orizzontale moltiplicando i servizi tecnici, ma crescere in verticale sul piano della qualità della lettura e dell’interpretazione. È questa la scommessa di SEF Consulting, essere un interlocutore strategico prima ancora che un fornitore di servizi.

Ciò che emerge dalla conversazione con Formichella, e che il congresso ha confermato in modo più ampio, è che il futuro del settore dipenderà in misura crescente dalla capacità di costruire ecosistemi. Non singoli progetti, non singole consulenze, ma sistemi integrati di competenze, relazioni e strutture in grado di generare valore nel tempo. È la logica degli hub, dei centri studi, delle reti associative come Assoeuro: la somma delle parti vale più dei singoli componenti, a condizione che ci sia una visione capace di tenerle insieme.

Formichella chiude la nostra conversazione con una considerazione che vale come punto di partenza più che come conclusione: «Le imprese e le organizzazioni avranno sempre più bisogno di qualcuno che le aiuti a orientarsi, non di qualcuno che gli consegni documenti. Il consulente che sopravvivrà è quello che sa stare nell’incertezza meglio del suo cliente».

Un’affermazione che, nell’attuale contesto europeo, suona più come un programma operativo che come una profezia.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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