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Restare al Sud con buone idee e senso di comunità

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A Jonadi, piccolo Comune calabrese, il sindaco 26enne lavora creando le condizioni per incoraggiare i giovani a restare grazie ad attività imprenditoriali incentivate.

 

di Andrea Ballocchi

 

L’emorragia di giovani che colpisce il Sud Italia è sempre più forte: dal 1995 più di un milione e mezzo ha lasciato la propria residenza per cercare nuove opportunità lavorative, spostandosi prevalentemente nelle regioni del Nord. Nei piccoli Comuni il fenomeno è ancora più grave, in quanto rischia di depauperare e spegnere Paesi e comunità. Ci sono borghi che hanno addirittura deciso di invogliare le persone a restare o a trasferirsi lì. E c’è chi, invece, ha deciso di creare iniziative ad hoc per creare un tessuto vivo e stimolante. Un esempio è Fabio Signoretta, primo cittadino di Jonadi (VV). Con i suoi 26 anni è il più giovane sindaco della Calabria.

Il Comune che rappresenta fa parte degli enti accreditati da Invitalia per accompagnare i giovani nei percorsi di autoimprenditorialità offerti dalla misura Resto al Sud. L’incentivo può arrivare a stanziare fino a un massimo di 200mila euro per un massimo di 4 soci. «L’obiettivo è creare condizioni affinché i giovani possano cooperare tra loro anche per fare impresa, gettando le basi per realtà imprenditoriali condivise», afferma il primo cittadino, esperto in fondi comunitari.

Non è l’unica iniziativa pensata dall’amministrazione comunale del vibonese guidata da Signoretta per avviare iniziative in controtendenza, capaci cioè di riattivare il tessuto sociale ed economico del Paese. Jonadi (o Ionadi) è tra l’altro fresco vincitore del premio Persona e Comunità 2023 istituito dal Centro Studi Cultura e Società e patrocinato dalla Regione Piemonte per valorizzare le migliori idee nell’ambito dello sviluppo, del benessere e della cura della persona. Il riconoscimento è andato al Comune calabrese per il progetto “Cooperativa di Comunità per Jonadi” un modello di innovazione sociale in cui i cittadini si organizzano per essere produttori, e non solo fruitori, dei servizi pubblici.

Eletto sindaco lo scorso anno, Signoretta ha davvero molte idee: tra queste, intende avviare un ufficio dedicato al supporto delll fascia giovanile della popolazione. Con l’amministrazione ha anche organizzato l’autunno scorso l’evento “Torno Giù – l’agorà di chi ritorna”, nella cui occasione è stato fatto un appello ai giovani per creare un sistema di “resistenza locale” per chi decide di rimanere sul territorio e per chi decide di rientrare.

 

Sindaco, perché avete pensato di accedere alla misura di Invitalia?

«Come amministrazione abbiamo deciso di deliberare in favore del processo di accreditamento per accompagnare i giovani in un percorso di autoimprenditorialità. Siamo convinti che possa rappresentare un’opportunità per chi abbia desiderio o l’idea di avviare un’attività sul territorio. Lo riteniamo fondamentale e prezioso per fornire un’opportunità di ricreare un tessuto sociale territoriale forte, tale da incoraggiare la permanenza dei giovani, evitando così un fenomeno purtroppo molto sentito al Sud. L’ente pubblico può tornare così a essere considerato un riferimento saldo per i giovani, un elemento di “resistenza” capace di fornire l’occasione per restare nella loro terra e crescere. Ma oltre a “Resto al Sud” ci sono molte altre opportunità incentivanti».

 

I giovani hanno mostrato interesse?

«Sì. Abbiamo registrato svariate richieste di informazioni, ed è un elemento già di per sé positivo. Ma è una scelta che richiede tempo in quanto avviare un’attività è una decisione che implica una scelta di vita importante».

 

Quali peculiarità ha Jonadi?

«È un Paese piccolo, di circa 4.800 abitanti, in controtendenza rispetto a molti comuni calabresi per vari motivi. Innanzitutto registra una forte crescita demografica ed è il quarto comune più giovane d’Italia per età media (fonte: Istat). Tutto questo significa che, dal punto di vista politico e di programmazione, possiamo lasciare sul territorio un’impronta sensibile. Esistono le condizioni sociodemografiche, le opportunità e anche il dovere morale di farlo. Riteniamo di avere le idee chiare e un programma che intende promuovere lo sviluppo sia della zona commerciale sia del borgo storico. Occorre anche trovare la coesione tra questi elementi per cercare di far convivere in modo armonico queste realtà. Stiamo cercando di farlo attraverso la costruzione di una comunità che dal punto di vista sociale e culturale trovi i giusti legami, pur con le opportune differenze. Ci sono obiettivi ambiziosi per riuscire a perseguire questa crescita economica e commerciale come pure il recupero del borgo storico. Ci sono progetti di respiro internazionale, stiamo lavorando su bandi anche su scala europea in cooperazione con altre realtà per sviluppare esperienze stimolanti per il rilancio».

 

Può entrare meglio nel dettaglio?

«Se per la parte commerciale si stanno studiando iniziative utili a stimolare anche la creazione di start-up, per quanto riguarda il borgo storico vogliamo incentivare un modello di “resistenza attiva”. Non vogliamo quindi puntare a riempire il borgo solo per farlo sopravvivere. Intendiamo creare le condizioni per attrarre risorse umane qualificate capaci di far crescere il territorio sotto l’aspetto delle esperienze personali, culturali territoriali. L’obiettivo principale rimane la crescita del contesto culturale e sociale attraverso l’apertura a nuove esperienze».

 

Siete freschi vincitori del premio Persona e Comunità 2023 per il progetto“Cooperativa di Comunità per Jonadi”. Ci racconta che cosa rappresenta?

«È un progetto in corso di elaborazione per realizzare a livello comunale una cooperativa di comunità capace di costituire un modello in cui i cittadini, le imprese, le associazioni si sentano coinvolte attivamente non solo nel fruire di servizi, ma anche per offrirne, puntando a colmare eventuali lacune. È stato avviato un percorso di concertazione sul territorio, grazie ai nostri dipendenti comunali, e si è passati anche dalle associazioni, attraverso la Consulta delle associazioni locali di volontariato che abbiamo già coinvolto. Si è anche proceduto a un primo ascolto di esperti professionisti del territorio. Rimangono due passaggi da fare. Il primo è l’assemblea pubblica e poi c’è l’ascolto degli ordini professionali. L’amministrazione comunale non è direttamente coinvolta, ci tengo a dirlo. Crea solo le condizioni affinché a questo soggetto abbia la capacità, gli strumenti e le risorse utili per lavorare in modo autonomo, senza dipendere dall’ente pubblico e potendo vivere di vita propria negli anni a venire».

 

“Torno Giù” come si pone rispetto alla volontà imprenditoriale stimolata dall’incentivo “Resto al Sud”?

«È un percorso complementare. Lo scorso autunno abbiamo realizzato l’evento “Torno Giù – l’agorà di chi ritorna” con un format particolare. Abbiamo invitato alcuni giovani che erano partiti per motivi di studio e che, in parte, erano rientrati, e altri che invece hanno deciso di permanere lontano. Tutti hanno raccontato le proprie esperienze. All’evento, patrocinato dal ministro del Sud, dalla Regione Calabria, dal Consiglio regionale e dalla Provincia, ha trovato un riscontro concreto anche nelle istituzioni che abbiamo invitato a partecipare. I rappresentanti istituzionali hanno partecipato in qualità di spettatori, per ascoltare le esperienze, le aspettative, anche le critiche che sono state portate in questa iniziativa aperta. È stata un’esperienza molto partecipata e che intendiamo ripetere anche quest’anno. Cercheremo di renderlo un format replicabile nel tempo».

 

Ci sono altre opportunità già avviate o che state studiando per creare anche condizioni per la crescita del Comune e dei cittadini?

«Cerchiamo di fornire le giuste condizioni ai giovani e meno giovani per intercettare quelle misure regionali, nazionali e internazionali che si offrono di volta in volta. Come amministrazione svolgiamo un ruolo di amplificatore rispetto alle opportunità che si aprono. A livello locale stiamo cercando di mettere in campo iniziative in grado di rendere questo territorio più appetibile. A tale proposito lavoreremo quest’anno per istituire borse di studio per i giovani. Parallelamente vogliamo essere anche vicini con tutti i cittadini, supportandoli come necessario. Lo scorso anno, per esempio, abbiamo messo a disposizione una misura significativa: il rimborso idrico. In pratica, è stato restituito, in base ai criteri Isee, parzialmente o totalmente il costo sostenuto dai cittadini per usufruire al servizio della fornitura dell’acqua».

 

A suo giudizio quali opportunità offrono i bandi e gli incentivi generati dal Pnrr ai piccoli Comuni come Jonadi?

«La nostra idea è essere attenti ai bandi erogati e cogliere le opportunità laddove effettivamente servono. Non abbiamo intenzione di farci prendere dalla “bandite”, quella pratica per cui, in base al bando, ci si inventa un progetto da candidare pur di intercettare dei fondi. La soluzione migliore, a mio avviso, è avviare una fase di concertazione, creando i presupposti per una attenta programmazione a livello territoriale per poi arrivare all’impiego delle risorse effettivamente spendibili perché già programmate sul territorio, ma soprattutto capaci di rispondere a esigenze concrete. Questo criterio dovrebbe valere già nell’ordinario. Molto di più, a maggior ragione, su risorse straordinarie come quelle stanziate dal Pnrr, capace di incidere sui territori per i prossimi cinquant’anni».

 

 

 

 

 

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